Digital Life PLAY

Corpo reale e corpo virtuale, la trasformazione del paesaggio, il rapporto tra natura e tecnologia sono stai alcuni dei temi indagati in questi cinque anni di Digital Life.

Un'esplorazione trasversale del rapporto tra arte e tecnologia, ottenuta attraverso la ricerca e la produzione di opere d’arte che hanno raccontato e raccontano la complessità e la ricchezza di un mondo in continuo mutamento, in cui le possibilità creative si relazionano costantemente con il carattere sperimentale della ricerca tecnico-scientifica.

Artisti visivi ma anche musicisti, performer e compagnie teatrali che negli anni si sono avvalsi del digitale per un esplorazione profonda del contemporaneo.

Focus di questa edizione è la relazione tra la musica e lo spazio e la capacità dello spettatore d’interagire con l'opera d'arte. È il rapporto vivo e dinamico tra spettatore ed opere esposte che dà vita a un ambiente sonoro del tutto nuovo, intimo e collettivo allo stesso tempo.

Le opere presentate in questa nuova edizione di Digital Life si spingono ben oltre l'indagine del suono inteso come uno dei linguaggi dell’arte digitale; sono infatti macchinari complessi che reinventano l'idea stessa di “strumento musicale” trasformandone non solo l'aspetto formale, ma anche quello storico e funzionale, con l'intento di restituire il carattere ludico e primordiale dell'esperienza sonora.
Un’interazione non semplicemente legata alla modificazione real time dell’ambiente sonoro, ma una serie di relazioni dinamiche tra lo spazio, lo spettatore e il suono, proposte per evocare atmosfere oniriche e suggestive.

Interessante sottolineare come gli artisti sonori, che utilizzano nel loro processo una “materia invisibile”, abbiano come prima esigenza quella di tradurre l’esperienza sonora tanto in immagine, quanto più in oggetto, scultura e installazione.

Quella proposta non è un’equazione immediata legata alla possibilità di rendere visibile l’invisibile, ma una modalità di indagine più profonda atta a collocare lo spettatore e l’opera al centro di un paesaggio sonoro mutevole.

Oggetti concreti spesso prodotti con materiai poveri, metallo, legno o da elementi primari come acqua e luce, vengono trasformati dal software in complessi strumenti musicali interattivi, capaci di riprodurre armonie o dissonanze.

Un concerto per macchine in cui la presenza dello spettatore diviene necessaria non solo come fruitore ma come attore, o meglio musicista, di strumenti ibridi e inusuali.

Ancora una volta l'arte digitale trasmette il suo potenziale di multisensorialità; una tendenza verso l'esperienza universale di memoria wagneriana, ma con un carattere ludico e sperimentale, vicina alla ricerca del futurista Russolo. È il suo “Intonarumori”, infatti, il vero predecessore di queste opere, che prendono vita grazie all'improvvisazione della performance.