Habitat

Installazione multimediale
2014
Casal Bertone - Nuova Gestione - Roma

La ricerca artistica di Daniele Spanò si sviluppa lungo due linee guida principali: la riflessione sullo spazio – dalla quale emerge la sua formazione di scenografo – e quella sul tempo, portata avanti attraverso l’utilizzo del video e, in particolare, della tecnica del mapping. Due percorsi che trovano spesso sintesi formale in videoinstallazioni la cui superficie di proiezione diventa soglia per riflettere sul rapporto tra l’individuo e lo spazio che lo circonda: da quello pubblico e sociale, fino ad arrivare a quello più intimo e privato.
Il Palazzo dei Ferrovieri (più noto come “Palazzo dei Cervi”, o “dei Daini”), sorto sul finire degli anni Venti in piazza Tommaso de Cristoforis; la Scuola Elementare “Giovanni Randaccio”, completata all’inizio degli anni Cinquanta nella medesima piazza; infine, la Chiesa di Santa Maria Consolatrice, costruita nell’omonima piazza tra il 1942 e il 1945. Si tratta di tre degli edifici principali di Casal Bertone che – dal secondo dopoguerra in poi – hanno raccontato parte delle vicende di un intero quartiere.
L’artista riproduce questi edifici in una scansione sequenziale lignea, che formalmente ricorda, a tratti, una quinta prospettica rinascimentale, e, più idealmente, a un’agorà contemporanea; una sintesi di tre punti di riferimento e aggregazione chiave – la chiesa, la scuola, il condominio – comuni a numerose periferie romane nate intorno agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento.
Daniele Spanò ha esplorato il quartiere fermando i suoi abitanti e invitando chiunque volesse a posare per circa un minuto davanti alla videocamera, lasciando emergere un ritratto collettivo di Casal Bertone, habitat complesso e stratificato. Un ri-trarre che fa appello alle molteplici radici del suo significato (“rappresentare, trarre fuori”, ma anche “tirare indietro, allontanare”): un dialogo sospeso tra curiosità e diffidenza, tra identità soggettiva e immagine pubblica, in un’alternanza tra soglie spaziali ed emotive ora indefinite, ora messe a fuoco (come il varco centrale dell’opera), aperte verso l’osservazione e la percezione dell’altro.