Atto Primo

Installazione multimediale
2013
Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti) Piazza del Popolo – Roma

progetto a cura si Silvia Marsano.

ATTO PRIMO from daniele spanò on Vimeo.

“Atto Primo”, installazione che Daniele Spanò realizza per la Basilica di Santa Maria in Montesanto, Chiesa degli Artisti, si articola su tre differenti livelli spaziali e percettivi, la cui relazione dà vita all’opera stessa: l’architettura che la accoglie, i dispositivi che la veicolano ( l’immagine, il suono, il movimento), la tematica sulla quale riflette ( il tempo liturgico della Pentecoste).
Il progetto sottolinea inoltre la relazione tra l’opera e lo spettatore, diventando esperienza estetica e sinestetica, in grado cioè di stimolare una riflessione trasversale ed un’ intensa partecipazione emotiva.

Entrando nel buio della magnificente architettura della Basilica, si riconoscono, ai lati dell’Abside, i tratti del volto di un uomo e di una donna, proiettati in grande dimensione su due distinti teli di tessuto che pendono dalle balconate. Le immagini sembrano uniformarsi allo spazio, emergendo da una trama sottile e rimanendo evanescenti. Alla mimica del soffiare coincide il suono di uno strumento a fiato, che fa muovere i teli, come fosse un alito di vento.
L’ azione delle due figure si svolge in modo continuato ed ininterrotto, ma asincronico, come a voler sottolineare la complessità di una sinfonia.

“Atto Primo” riflette, svelando la molteplicità di una condizione universale.
Lo spirito, così come la bellezza, non parla a tutti nello stesso modo, differente è l’approccio di ognuno di noi alla fede così come differente è la percezione di un infinito. L’accesso ad un proprio spazio interiore segue molteplici percorsi.

Il linguaggio dell’arte resta universale così come la ricerca di un “oltre”, in un percorso che si muove verso una Spiritualità e che coglie l’unità della bellezza.

La solennità della Pentecoste celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli, cinquanta giorni dopo la Pasqua, penetrando nei loro cuori e nei loro pensieri, rinvigorendo la loro anima .
Nel dialogo notturno Gesù parlando a Nicodemo dice [ (...)«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito»(...)]. [ Gv 3,8 ]
Lo Spirito è come il vento, soffia ovunque e supera confini culturali e religiosi
Spirito, “Pneuma” in greco antico significa anche alito, inteso come intima essenza, forza vitale.
Seguendo questa traccia Daniele Spanò utilizza i nuovi media in modo emozionale, creando un’opera che conserva uno spirito antico, che deborda, come tanta pittura, oltre la cornice e lo spazio fisico, fino a diventare esperienza in cui immedesimarsi, capace di instaurare un flusso di relazioni che ne costituiscono la natura, il fine e lo sconfinamento.

Silvia Marsano

Il mezzo espressivo che Daniele Spanò privilegia è il video. Il filo conduttore del suo lavoro, che si manifesta in videoproiezioni, è l’interesse per la luce; lo stesso artista dichiara: «L’incontro dei fasci luminosi del proiettore sulla superficie scelta genera risultati sempre diversi ed inaspettati. Luce e marmo, luce e tufo, luce e cotone, possibilità infinite di restituzione dell’immagine che, adattandosi e trasformandosi nell’architettura, trova la sua dimensione fisica e concettuale». Fondamentale il ruolo delle persone e delle architetture: gli esseri umani sono indagati nei loro stati emotivi per giungere all’individuazione di rapporti emozionali condivisi, di un territorio comune su cui confrontarsi; l’architettura, con cui Spanò si misura sempre, attraverso la videoproiezione consente di superare il limite del formato tecnico cui è legata la videoarte, dall’altra parte l’artista studia l’architettura per rendere percepibili: «la sua possibilità musicale, il ritmo tra gli ordini, l’alternanza tra i pieni e i vuoti che formano una partitura che spesso prescinde l’aspetto funzionale per cui è stata progettata, ciò per rivelarne un aspetto emotivo completamente nuovo». Spanò utilizza il colore in maniera creativa in relazione con la figura umana, inizialmente sperimentava le tinte piatte con un forte uso del digitale, mentre ora si concentra su un colore più realistico. Qui presentiamo la documentazione della sua video-installazione Atto primo presentata nella basilica di Santa Maria in Montesanto nell’omonima mostra a cura di Silvia Marsano. Questo lavoro si origina da una riflessione sulla Pentecoste e si incentra sulla discesa dello Spirito santo su Maria e sugli apostoli nell’indagine sul concetto di Pneuma anche nella sua accezione di alito, di vento. Tale concetto porta al soffermarsi sull’ispirazione e sulla bellezza. L’intreccio di tutti i significati si esplicita attraverso la rappresentazione del respiro nel corpo umano: su due tele candide sono proiettati bocca e naso di un uomo e di una donna accompagnati dal suono di strumenti a fiato, mentre i teli si gonfiano come in una barca a vela. L’artista commenta: «Ecco il corpo che si fa media dell’irrazionale, capace di produrre bellezza. Un moto interiore che attraverso gli organi della respirazione, la bocca e il naso, che poi sono gli organi che producono vento, si manifesta trasformandosi in suono. Il corpo diventa uno strumento a fiato, l’aria diventa musica, lo spostamento d’aria si manifesta gonfiando i teli e modificando l’immagine». Nella creazione di questa video-installazione si configura il passaggio da una proiezione bidimensionale ad una dimensione tridimensionale, quasi scultorea, attraverso il movimento; mentre sono stati scelti un uomo e una donna per raccontare l’umanità. Il commento sonoro ha un ruolo preciso: Spanò, insieme al maestro Pino Pecorelli, ha registrato suoni live di trombone e corno che avessero diverse tonalità e lunghezze in modo da collegarli al femminile ed al maschile in maniera differente per poi realizzare in post produzione aritmie fra i volti e gli strumenti in una situazione di straniamento. Il lavoro dell’artista pone sempre attenzione al luogo dell’installazione, in questo caso ha voluto creare un coro digitale nello spazio del coro tradizionale; la posizione di questi due teli ha anche consentito una simmetria rispetto all’altare, simmetria che evocava: «l’immagine di una barca le cui vele vengono gonfiate da una forza sovrannaturale», dalle parole di Spanò. Infine l’artista dichiara: «Il mio lavoro parte dalla volontà di creare uno spazio emotivo immediato. Il tentativo è di ottenere una tensione che permetta allo spettatore di connettersi con l’opera in qualsiasi momento della fruizione». Info: www.danielespano.com
Claudia Quintieri 22/07/2013 (INSIDEART)